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Bitcoin e tasse in Italia come funziona con Agenzia delle Entrate

Bitcoin e tasse in Italia

Stai facendo compravendita e trading di Bitcoin? Allora devi conoscere tutto quello che c'è da sapere sul Bitcoin e tasse in Italia.

 

Il rapporto tra il Bitcoin e tasse in Italia come funziona?

 

Le criptovalute sono l'asset più popolare è più ricercato in questo periodo.

 

Bisogna quindi affrontare il tema della tassazione e come destreggiarsi con la dichiarazione dei redditi se si hanno profitti con i Bitcoin e con qualsiasi criptovaluta.

 

In verità le cose non sono ancora chiare, ma qualcosa si sta muovendo in modo che i rapporti tra Bitcoin e Agenzia delle Entrate Italiana siano il più chiari e trasparenti possibili.

 

Andiamo a vedere cosa ne pensa chi gestisce la riscossione delle tasse in Italia sulle criptovalute.

 

Aggiornamento 5 febbraio 2018 (in fondo all'articolo).

 

 

 

​Cosa sono i Bitcoin e tasse in Italia?

In questo articolo abbiamo già parlato di cosa sono le Criptovalute e i Bitcoin, ma è sempre meglio darci una letta per approfondire i nuovi aggiornamenti dal mercato.

 

Ricordiamo che i Bitcoin sono una valuta elettronica introdotta nel non molto lontano 2009 e che nel giro di pochissimi anni hanno toccato dei valori incredibili.

 

Oggi il Bitcoin si avvicina ai 10.000 dollari, ma quanto vale in Euro considerando che la moneta europea si sta apprezzando sul dollaro?

 

Qui puoi vedere in tempo reale quanto vale un Bitcoin in euro >>

 

La quotazione del bitcoin non è controllata da un istituto o ente di tipo bancario, ma è direttamente la domanda e l'offerta che creano il movimento di prezzo, dato che la quantità in circolazione è fissa e non c'è inflazione al momento.

 

In questa guida parleremo di 2 differenti approcci al Bitcoin e tasse in Italia:

 

  • la prima riguarda il privato cittadino che compra e vende criptovalute per conto personale
  • la seconda che riguarda la partita IVA che invece riceve i Bitcoin come corrispettivo di un servizio o bene offerto alla clientela.

 

Iniziamo a parlare della dichiarazione delle tasse di una persona fisica non titolare di partita IVA.

 

 

 

 

​​Bitcoin e tasse per una persona fisica non titolare di partita IVA

Per fare riferimento alla tassazione sul Bitcoin dobbiamo fare un passo indietro nel 2016 e precisamente dobbiamo parlare della risoluzione 72/E del 2 settembre 2016.

 

Qui il link al sito web dell'Agenzia delle Entrate dove potrai avere accesso al file PDF >>

 

Colpisce in particolare modo il passaggio in cui l'Agenzia delle entrate spiega che tutte le persone fisiche che non fanno compravendita di Bitcoin per mezzo di una società e che lo utilizzano solo come mezzo di pagamento, non sarebbero oggetto di tassazione, perchè non genererebbero redditi imponibili.

 

Ma allora quanti Bitcoin si possono cambiare o comprare e vendere per non incorrere nell'interpretazione di attività speculativa?

 

Per evitare la tassazione di importi non significativi sono escluse dal calcolo dell'imponibile tutte le plusvalenze qualora la giacenza di tali valute sia inferiore ai 51.645,69 euro per ameno sette giorni lavorativi continuativi.

 

Questo discorso non solo vale per le criptovalute, ma anche per il Forex in generale e nello specifico: Ai sensi dell’art 67, comma 1 lett. c-ter e comma 1-ter TUIR, la tassazione delle plusvalenze realizzate a fronte di prelievi di valuta è dovuta solo a condizione che, nell’anno solare, la giacenza complessiva di tutti i depositi e conti correnti in valuta sia superiore a 51.645,69 euro per almeno 7 giorni lavorativi continui, utilizzando per il calcolo della giacenza il cambio vigente all’inizio del periodo di riferimento cioè al 1° gennaio facendo riferimento alla circolare ministeriale n. 165 del 24.6.1998.

 

Quando si fa il calcolo della giacenza complessiva devi considerare la somma di tutte le criptovalute possedute con tutti i diversi intermediari o borse che con i quali si gestisce la compravendita.

 

In buona sostanza resta valida ancora la legge del TUIR che classifica i proventi Forex, cioè la compravendita di valuta estera, come redditi diversi, ma con un limite di poco più di 51 mila euro in un periodo fisso di una settimana.

 

Quindi le persone fisiche che usano il Bitcoin solo come mezzo di pagamento o vogliono fare speculazione con piccoli importi, non sarebbero oggetto di dichiarazione fiscale, mancando la finalità speculativa.

 

Questo spiega anche il fatto che gli intermediari quindi non sono obbligati a svolgere la funzione di sostituto di imposta sulla compravendita di Bitcoin.

 

Ovviamente la materia fiscale è in continuo divenire e ti suggeriamo sempre di fare riferimento al tuo commercialista o CAAF di riferimento per fare la redazione della dichiarazione dei redditi in formato corretto.

 

Se avessi opinioni o commenti su questa guida, ti preghiamo di aggiungere qualsiasi commento in fondo alla guida in modo da aiutare tutti nel risolvere questo eterno dilemma della dichiarazione dei redditi e Bitcoin e criptovalute.

 

Tutti attendiamo un intervento dell'Agenzia delle Entrate su questo argomento proprio per configurare un'opportuna eccezione in modo da non ricadere in una zona grigia dove si possa commettere degli errori e magari ricevere delle multe salate.

 

Noi ti consigliamo sempre di fare riferimento per la compravendita di Bitcoin ad un broker regolamentato che ti possa inviare a fine anno solare un report dettagliato dei profitti eseguiti in modo da portarlo poi al proprio consulente fiscale.

 

Ti ricordo che i redditi diversi di natura finanziaria sono tassati con l'aliquota fissa del 26%. Infatti a questo riferimento si può leggere l'interevento del Dott. commercialista Stefano Carpaccioli che nella rivista del Sole 24ore chiamata Econopoly che puoi leggere qui interessante articolo apparso su Econopoly del settembre 2016, arriva alle stesse nostre medesime conclusioni: Il bitcoin non è una valuta estera, perchè non c'è organo di riferimento o ente che rilasci o stampi la criptomoneta, ma è un mezzo di pagamento.

 

Quindi le plusvalenze o profitti fatti con le criptovalute e con il Bitcoin dovrebbero essere assoggettati come proventi di natura finanziaria diversi e quindi come i titoli non rappresentativi di merce, essere assoggettati all'aliquota unica finanziaria.

 

La stessa aliquota che paghi in buona sostanza, sugli interessi maturati sul tuo conto corrente.

 

Per operare in modo corretto e senza incorrere in brutte sorprese, ti invitiamo a fare riferimento alla guida su come comprare e vendere Bitcoin con IQ Option qui >>

 

 

 

 

Bitcoin e tasse per quanto riguarda le società e partita IVA: cosa ne pensa l'Agenzia delle entrate italiana?

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Andiamo a vedere come si deve considerare il bitcoin e tasse in Italian quando si fa compravendita di Bitcoin e criptovalute con una società o partita IVA.

 

Il BItocin e tasse devono essere considerate nel caso fatte da persone fisiche titolari di partita IVA e società, tramite sempre la risoluzione dell’Agenzia delle Entrate numero 72/E del 2 settembre 2016.

 

In questo documento si è perlato di come inquadrare la compravendita di Bitcoin e criptovalute ai fini delle imposte dirette IRES e IRAP e IVA e agli adempimenti in qualità di sostituto di imposta.

 

Qui sotto la risoluzione dell'Agenzia delle Entrate in formato PDF scaricabile gratis.

 

Download
Bitcoin e tasse: Risoluzione n.72 del 2 settembre 2016e lecriptovalute PDF
Interpello ai sensi dell’art. 11, legge 27 luglio 2000, n. 212. Trattamento fiscale applicabile alle società che svolgono attività di servizi relativi a monete virtuali. Estratto PDF integrale
Bitcoin_tasse_risoluzione_n._72_del_02_s
Documento Adobe Acrobat 333.2 KB

Bitcoin e tasse: il trattamento IVA

Come funziona per una società o partita IVA, il trattamento IVA delle operazioni di compravendita di bitcoin?

 

In materia di trattamento dell'IVA italiana e della VAT in territorio europeo, dobbiamo fare riferimento alla sentenza della Corte Europea in materia di IVA.

 

In questo parere la Corte Europea ha detto che quando una società riceve dei Bitcoin e li deve cambiare in valute FIAT, tradizionali come l'euro, lo fa a titolo oneroso.

 

In particolare di fa riferimento alla direttiva 2006/112/CE e in particolare all'articolo 135 paragrafo 1 lettera E, che parla di come trattare le operazioni relative a divise, banconote con valore liberatorio.

 

Mentre se tali transazioni sono considerate solo come mezzo di pagamento, allora tali transazioni sono prestazioni di servizi esenti IVA come riporta l'articolo 10 al primo comma numero 3 del d.P.R. del 26 ottobre 1972 numero 633.

 

 

 

 

Bitcoin e tasse per partita IVA e società: le imposte dirette Ires ed Irap in Italia

Quando si parla di Bitcoin e tasse dobbiamo oltre che parlare di IVA, anche della tassazione diretta, cioè alla dichiarazione dei profitti e costi che scaturisce dall'attività di intermediazione per l'acquisto e la vendita delle criptovalute e del Bitcoin.

 

Quindi facendo sempre riferimento alla legge 72/E/2016 dell'Agenzia delle Entrate italiana abbiamo che: quando un cliente vuole acquistare Bitcoin, egli versa valuta tradizionale nelle casse della società e quest'ultima immette nel borsellino o wallet del cliente la corrispondente somma di Bitcoin o criptovalute quando un cliente vuole vendere Bitcoin, la società preleva la criptomoneta dal wallet borsellino del cliente e una volta terminata la vendita, versa sul conto del cliente la somma corrispondente in valuta tradizionale FIAT.

 

Quindi in guadagno o la perdita della società è in buona sostanza la differenza di denaro tra quanto dato al cliente quanto speso dalla società per comprare Bitcoin oppure quanto incassato dalla società per la vendita di Bitcoin e poi versato al cliente.

 

La commissione della società per la compravendita è soggetta a tassazione e ascrivibile a ricavi o costi nel bilancio per il calcolo della materia imponibile soggetta a tassazione ordinaria IRES e IRAP.

 

Aggiornamento da parte del http://www.mef.gov.it/ufficio-stampa/comunicati/2018/comunicato_0022.html con il quale si apre una consultazione in materia di criptovalute.

 

Si fa riferimento anche al fatto che:

 

... si prevede per chiunque sia interessato a svolgere sul territorio italiano l’attività di prestatore di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale, l’obbligo di comunicazione al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Riprendendo la definizione introdotta dal decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90, il provvedimento in consultazione chiarisce che la valuta virtuale seppur “utilizzata come mezzo di scambio per l’acquisto di beni e servizi” (…) “non è emessa da una banca centrale o da un’autorità pubblica, non è necessariamente collegata a una valuta avente corso legale”.

 

 

 

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Per ovviare alle problematiche fiscali di agire con soggetti non regolamentati e non riconosciuti in Europa, è sempre meglio investire in Bitcoin con commissioni basse e spread bassi, con una piattaforma con licenza e registrazione CONSOB come quella di IQ Option le cui opinioni puoi trovare qui.

 

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E lascia un commento sulle tue esperienze con il Bitcoin e tasse qui sotto nei commenti.

 

 

 

 

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