Allora devi conoscere tutto quello che c’è da sapere sulle tasse Bitcoin in Italia.
Oggi in Italia si parla di grandi novità sulle tasse applicate alle plusvalenze da criptovalute.
Sono stati proposti emendamenti che puntavano a evitare l’aumento dell’aliquota al 42%.
In Italia, a partire dal 1° gennaio 2026, la tassazione sulle plusvalenze (capital gain) da criptovalute aumenta al 33%, secondo quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2026.
L’aliquota del 26% resta in vigore per il 2025, ma dal 2026 si applica l’aumento, con l’eccezione del 26% per stablecoin ancorate all’euro e investimenti
Ma andiamo con ordine e vediamo nel dettaglio come funziona la tassazione del Bitcoin e delle criptovalute.
Il rapporto tra il Bitcoin e tassazione in Italia come funziona?
Come pagare le tasse all’agenzia delle Entrate aggiornamento 2026 con la Legge di Bilancio 2026 se possiedo Bitcoin e criptovalute?
Le criptovalute sono l’asset più popolare è più ricercato in questo periodo.
Bisogna quindi affrontare il tema della tassazione e come destreggiarsi con la dichiarazione dei redditi se si hanno profitti con i Bitcoin e con qualsiasi criptovaluta.
In verità le cose non sono ancora chiare, ma qualcosa si sta muovendo in modo che i rapporti tra Bitcoin e Agenzia delle Entrate Italiana siano il più chiari e trasparenti possibili.
Andiamo a vedere cosa ne pensa chi gestisce la riscossione delle tasse in Italia sulle criptovalute.
Aggiornamento 2026 (in fondo all’articolo) con un video aggiornato su come compilare il quadro RW nella dichiarazione dei redditi.
Questo calcolatore serve a stimare in modo rapido l’imposta sulle plusvalenze da criptovalute in Italia.
Inserisci il valore di acquisto, il valore di vendita e le eventuali minusvalenze compensabili, così ottieni una stima della plusvalenza lorda, della plusvalenza netta e dell’imposta dovuta.
È pensato per un uso informativo e non sostituisce il lavoro di un commercialista. Le regole fiscali sulle crypto possono cambiare, e dal 2026 diverse fonti riportano un passaggio al 33% per molti casi, con alcune eccezioni e regole particolari da verificare sempre caso per caso.
Come usarlo
Inserisci il valore di acquisto delle criptovalute, cioè quanto hai speso per comprarle.
Inserisci il valore di vendita, cioè quanto hai incassato dalla cessione.
Se hai delle perdite compensabili, inseriscile nel campo minusvalenze.
Scegli l’aliquota fiscale più adatta al caso che vuoi simulare.
Se vuoi, inserisci una soglia/franchigia per simulare eventuali importi non tassabili.
Premi Calcola imposta e il sistema mostrerà il risultato in tempo reale.
Cosa mostra il risultato
Il calcolatore restituisce tre valori principali: la plusvalenza lorda, la plusvalenza netta tassabile e l’imposta stimata. In questo modo il lettore capisce subito quanto ha guadagnato, quanto è effettivamente imponibile e quanto potrebbe pagare di tasse.
Inserisci i tuoi dati nel calcolatore per ottenere una stima rapida delle tasse sulle criptovalute in Italia. Il risultato è indicativo e si basa su una simulazione semplificata delle plusvalenze. Per casi complessi, operazioni multiple o situazioni particolari come staking, mining o redditi diversi, è sempre consigliabile rivolgersi a un professionista fiscale.
Calcolatore Tasse Criptovalute Italia
Calcolo indicativo delle imposte sulle plusvalenze crypto in Italia.
Plusvalenza lorda€0,00
Plusvalenza netta tassabile€0,00
Imposta stimata€0,00
Nota: questo strumento è solo indicativo e non sostituisce il parere di un commercialista.
Le regole fiscali sulle criptovalute possono cambiare e alcuni casi particolari richiedono un'analisi dedicata.
ℹ️ Informazione Molto Importante:
Per il 2024 si applica un'imposta sostitutiva del 26% con franchigia di €2.000. Dal 2025 la franchigia viene ahimè eliminata e dal 2026 l'aliquota sale al 33%.
Se possiedo Bitcoin devo pagare le tasse in Italia?
In questo articolo abbiamo già parlato di cosa sono le Criptovalute e i Bitcoin, ma è sempre meglio darci una letta per approfondire i nuovi aggiornamenti dal mercato.
Ricordiamo che i Bitcoin sono una valuta elettronica introdotta nel non molto lontano 2009 e che nel giro di pochissimi anni hanno toccato dei valori incredibili.
Nel 2024 il Bitcoin si è avvicinato ai 70.000 dollari, ma quanto vale in Euro considerando che la moneta europea si sta apprezzando sul dollaro?
La quotazione del bitcoin non è controllata da un istituto o ente di tipo bancario, ma è direttamente la domanda e l’offerta che creano il movimento di prezzo, dato che la quantità in circolazione è fissa e non c’è inflazione al momento.
In questa guida parleremo di come pagare le tasse Bitcoin se abbiamo comprato Bitcoin o criptovalute e ci abbiamo guadagnato un profitto dalla conseguente vendita.
La Legge di Bilancio 2023, approvata dal Consiglio dei Ministri il 22 novembre 2022, ha avuto la luce verde di approvazione dalla Camera dei Deputati e dal Senato italiano in modo definitivo.
Dopo molti anni di incertezza il governo ha voluto normalizzare e legiferare sulla tassazione delle criptovalute considerando sia le plusvalenze che le minusvalenze.
In più ha anche inserito una sanatoria di cui parleremo nel dettaglio se convenga o no usarla.
Importante concetto da sottolineare immediatamente: nella legge di bilancio 02023 non si fa più menzione del controvalore delle criptovalute in 51.645,69€, ovvero la tanto dichiarata giacenza media complessiva che veniva considerata come soglia per il calcolo di potenziali plusvalenze…
La legge stravolge tutte le nostre convinzioni.
Con la nuova legge di bilancio 2026 la tanto temuta legge sulle tasse Bitcoin è arrivata.
È stata approvata la legge sulla tassazione delle criptovalute.
Dopo molti anni finalmente pare che il governo stia dando attenzione al mercato delle criptovalute.
Considera che il mercato delle crypto in Italia, in termini di possedimenti da parte di residenti in Italia, ammonti attorno a quasi 100 miliardi di euro.
In un momento in cui la crisi energetica sta riempiendo le prime pagine dei giornali a causa della guerra in Ucraina, le criptovalute entrano nel mirino dell’agenzia delle entrate come fonte di tassazione.
Andiamo a vedere ora di cosa si parla in questa famigerata legge di bilancio 2026.
Legge di Bilancio 2026: tasse Bitcoin e criptovalute
Nella legge di bilancio 2026 ci sono ben 5 articoli che trattano delle tasse Bitcoin e criptovalute.
Gli articoli sono i seguenti:
art. 31. Tassazione delle operazioni su criptovalute
art. 32. Valutazione cripto attività
art. 33. Rideterminazione del valore delle cripto-attività
art. 34. Regolazione delle criptovalute
art. 35 Imposta di bollo sulle criptovalute
Cominciando dal primo articolo, l’articolo 31, si inizia a dare un senso al termine criptovaluta, o come lo definisce lo Stato Italiano, cripto attività.
In poche parole, per cripto attività si intende una rappresentazione digitale di valore o di diritti che possono essere emessi, trasferiti e memorizzati elettronicamente, utilizzando la tecnologia di registro distribuito o una tecnologia analoga.
Lo stato italiano ha finalmente deciso di regolamentare il settore delle criptovalute, dato che l’unica legge a cui si faceva riferimento era quella del art.1 Dlgs 184/2021 e del Parlamento Europeo).
Quindi andando ad analizzare la legge di Bilancio, si evince che sono considerate imponibili “le plusvalenze e gli altri proventi realizzati mediante rimborso o cessione a titolo oneroso, permuta o detenzione di cripto-attività“.
Uno dei termini più importanti da analizzare è “detenzione” di criptovaluta.
Molti possessori di criptovalute, infatti, hanno ricevuto gratis delle criptovalute tramite i cosiddetti “airdrop” o comprato delle crypto a prezzi molto molto bassi tempo fa.
Quello che tutti i possessori di crypto stanno cercando è una risposta a queste domande:
Detenere criptovalute comporta il pagamento di tasse?
Il fatto di possedere solamente delle criptovalute, comporta il fatto che dobbiamo dichiarare qualcosa e pagare delle imposte?
Cosa accade a coloro i quali possiedono stablecoin, cioè criptovalute ancorate al valore del dollaro come USDT e USDC per esempio?
Andiamo a vedere cosa comporta comprare e vendere criptovalute a seguito della legge di bilancio 2026.
Esaminando l’art.31 possiamo leggere che “non costituisce una fattispecie fiscalmente rilevante la permuta tra cripto-attività (criptovalute) aventi medesime caratteristiche e funzioni”.
Quindi se negoziamo e facciamo SWAP di Bitcoin o criptovalute contro criptovalute, non dobbiamo pagare nulla, ma se negoziamo e vendiamo criptovalute per ricevere un controvalore in Euro e realizziamo una plusvalenza, cioè un profitto, allora, dovremo pagare una tassa imposta del 33%.
Quindi resta rilevante, a detta degli esperti in materia fiscale, solo la conversione delle criptovalute in moneta a corso legale come l’euro o il dollaro.
IMPORTANTE: Non costituisce oggetto di tassazione scambiare (SWAP) di criptovalute contro criptovalute, cioè comprare e vendere cripto attività aventi medesime caratteristiche e funzioni.
Mentre assume rilevanza, ai fini dell’imposizione, la compravendita di NTF, cioè Non fungible token.
Questo ultimo punto necessita di un’analisi dettagliata di cui parliamo nel paragrafo successivo.
Legge di Bilancio 2026: tassazione degli NFT
Secondo l’articolo 31 della legge di Bilancio assume rilevanza fiscale utilizzare una cripto-attività per comprare un bene o un servizio o un non fungible token (NFT).
In buona sostanza viene quindi messo sullo stesso piano, vendere criptovalute e ottenere euro con la vendita di criptovalute per ottenere degli NFT.
Ricordiamo che gli NFT sono la rappresentazione di un bene con molti casi d’uso.
In realtà ci sono contrastanti considerazioni in merito.
Andiamo a vedere quali sono:
alcuni affermano che chi compra un NFT, in realtà non sta comprando una vera opera d’arte, per esempio, ma solo una sorta di diritto su quell’opera d’arte,
Altri invece considerano gli NFT come contratti di possesso di beni come i terreni nel Metaverso,
Altri considerano gli NFT come veri e propri titoli di credito, secondo cui si abbia diritto a ricevere una prestazione o un bene.
Legge di Bilancio 2026: significato di plus/minusvalenze
Con la nuova legge di bilancio 2026 i guadagni o plusvalenze cominciano ad essere considerate quando superano i 2 mila euro per ogni periodo di imposta.
In maniera analoga, le minusvalenze potranno abbassare le imposte solo se supereranno tale limite.
Ricorda che secondo l’articolo 68 del TUIR le minusvalenze potranno essere riportabili negli anni successivi solo fino al quarto anno come limite massimo.
L’articolo 31 sottolinea poi che il costo di acquisto della cripto attività deve essere documentate in modo certo e preciso ed è a carico del contribuente, la ricerca di tale valore.
Probabilmente il tema della definizione di costo di acquisto verrà discusso nell’arco del prossimo anno.
Quello che è certo è che questa legge ha dato un taglio netto al passato e le criptovalute non sono più considerate una valuta estera, ma un asset finanziario vero e proprio.
Per questo motivo essendo un asset finanziario, il guadagno conseguente alla vendita di tale asset, diventa oggetto di un’imposizione del 26% come per esempio, la vendita di un’azione o titolo di Borsa.
Se hai quindi un’azienda, le criptovalute ora possono essere inserite nel bilancio come asset, cioè come un bene mobiliare.
L’aspetto importante da sottolineare è che non concorrono a formare un reddito, le oscillazioni di prezzo delle criptovalute.
Quindi crediti o debiti non possono essere regolati in criptovalute a causa dell’estrema volatilità del loro mercato.
Solo la vendita delle criptovalute per ricevere euro e NFT può, a detta degli esperti, produrre un reddito ed essere oggetto di imposizione.
Quindi come calcolare le tasse Bitcoin e le tasse sulle criptovalute?
Stangata 2026: Legge di Bilancio e nuova percentuale tassazione plusvalenze criptovalute
Durante la conferenza sulla manovra finanziaria, il viceministro dell’Economia ha lanciato un vero e proprio fulmine a ciel sereno, annunciando nuove misure a sostegno di famiglie e imprese.
Tra queste spicca una novità importante per chi investe in criptovalute.
Leo, esperto in materia fiscale e professore di diritto tributario, ha proposto un significativo aumento della tassazione sulle plusvalenze da Bitcoin, passando dal 26% al 33% per senza i famosi 2.000 euro all’anno come quantità da non dichiarare con le criptovalute.
Questo aumento arriva in un momento cruciale per il mondo crypto, e rappresenta un vero e proprio giro di vite.
Ma come funziona negli altri Paesi?
Le regole variano parecchio.
In Germania, per esempio, se tieni le criptovalute per più di un anno, non paghi tasse, mentre in Francia l’aliquota è del 30%.
In Spagna si va dal 19% al 26%, nel Regno Unito dal 10% al 20%, e negli USA le aliquote vanno dallo 0% al 37%, a seconda del reddito e della durata dell’investimento.
Ci sono però anche paradisi fiscali per le criptovalute: negli Emirati Arabi, a Panama e a El Salvador, le tasse sono praticamente nulle.
Anche in Indonesia e alle Bahamas le aliquote sono molto basse, rispettivamente lo 0,1% e il 2,5%.
Insomma, la nuova stretta fiscale italiana si pone in netto contrasto con quanto avviene in molti altri Paesi, dove spesso si incentivano gli investimenti a lungo termine con una tassazione più leggera.
Come investire in Bitcoin con le commissioni più basse sul mercato
Per ovviare alle problematiche fiscali di agire con soggetti non regolamentati e non riconosciuti in Europa, è sempre meglio investire in Bitcoin con commissioni basse e spread bassi, con una piattaforma con licenza e registrazione CONSOB come quella di IQ Option le cui opinioni puoi trovare qui.
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Conclusioni: come orientarsi tra tasse Bitcoin e criptovalute in Italia nel 2026
Arrivati alla fine di questa guida, una cosa è chiara: il rapporto tra Bitcoin, criptovalute e fisco italiano è diventato molto più strutturato rispetto agli anni passati, ma richiede ancora attenzione e aggiornamento continuo.
La Legge di Bilancio 2026 ha segnato un cambio netto: l’aliquota per le plusvalenze su Bitcoin, Ethereum e la maggior parte degli altcoin sale al 33%, mentre solo gli E-Money Token denominati in euro e conformi al regolamento MiCA mantengono l’agevolazione al 26%.
Un’altra novità che non va sottovalutata è la soppressione completa della franchigia di 2.000 euro: dal 1° gennaio 2025 ogni plusvalenza, anche minima, è già imponibile.
Se hai guadagnato con le criptovalute nel 2025, sei ancora nel regime al 26% e devi dichiarare i proventi nel Quadro RT del Modello Redditi PF 2026, compilando anche il Quadro RW per il monitoraggio fiscale delle attività detenute, indipendentemente da dove si trovino i tuoi wallet.
Dal 2026, inoltre, l’Agenzia delle Entrate riceverà automaticamente i dati sulle operazioni in criptovalute grazie alla direttiva DAC8, rendendo la dichiarazione spontanea non solo un obbligo legale ma anche la scelta più conveniente per evitare sanzioni che vanno dal 3% al 15% del valore non dichiarato.
Il consiglio finale è sempre lo stesso, ma vale più che mai in questo contesto: affidarsi a un commercialista esperto di criptovalute è la mossa più intelligente che puoi fare, soprattutto se hai effettuato operazioni complesse come staking, mining, swap multipli o se detieni NFT.
Il calcolatore presente in questa pagina ti aiuta a farsi un’idea rapida, ma non può sostituire un’analisi fiscale personalizzata. Investire in criptovalute con consapevolezza — sia finanziaria che fiscale — è il modo migliore per proteggere i tuoi guadagni nel tempo.
Domande frequenti su Bitcoin, criptovalute e tasse in Italia
Devo pagare le tasse se ho solo comprato Bitcoin senza venderli?
Possedere criptovalute senza cederle non genera plusvalenze e quindi non produce un’imposta sul reddito da pagare. Tuttavia, anche solo detenere cripto-attività su wallet o exchange esteri obbliga alla compilazione del Quadro RW nella dichiarazione dei redditi per il monitoraggio fiscale. Non dichiarare il possesso espone a sanzioni dal 3% al 15% del valore delle attività non indicate.
Quanto si paga di tasse sulle plusvalenze da Bitcoin nel 2026?
Dal 1° gennaio 2026 l’aliquota sale al 33% per Bitcoin, Ethereum, altcoin e stablecoin in dollari come USDT e USDC. Rimane al 26% solo per i token di moneta elettronica denominati in euro e conformi al regolamento europeo MiCA. La franchigia di 2.000 euro è stata eliminata dal 2025, quindi ogni guadagno è tassabile dal primo centesimo.
Lo swap tra criptovalute è soggetto a tassazione?
No. Scambiare una criptovaluta con un’altra criptovaluta avente medesime caratteristiche e funzioni non costituisce una fattispecie fiscalmente rilevante. La tassazione scatta solo nel momento in cui converti le criptovalute in valuta a corso legale come l’euro o il dollaro, oppure quando le utilizzi per acquistare NFT o beni e servizi.
Le minusvalenze da crypto possono ridurre le tasse?
Sì. Le minusvalenze realizzate su criptovalute possono compensare le plusvalenze dello stesso anno fiscale. Se le perdite superano i guadagni, il saldo negativo può essere riportato negli anni successivi fino a un massimo di 4 anni, come previsto dall’articolo 68 del TUIR. È fondamentale documentare con precisione i costi di acquisto, che sono a carico del contribuente.
Cosa succede se non dichiaro le mie criptovalute al fisco italiano?
Dal 2026 l’Agenzia delle Entrate riceve automaticamente i dati sulle operazioni crypto tramite la direttiva DAC8, che obbliga exchange e intermediari a trasmettere le informazioni degli utenti. Non dichiarare significa rischiare sanzioni pesanti, accertamenti fiscali e, nei casi più gravi, conseguenze penali. La strada più sicura è sempre la dichiarazione spontanea e completa, preferibilmente con il supporto di un professionista fiscale specializzato in crypto.
Giancarlo è uno scrittore a tempo pieno presso lecriptovalute.org. Ha oltre 15 anni di esperienza nel settore della creazione di contenuti. Laureato in economia e finanza, Giancarlo ha un vivo interesse nelle criptovalute a tenersi aggiornato con gli ultimi sviluppi nel mercato digitale.
Esperto di mercati digitali e strategie di investimento speculativo, Giancarlo opera nel settore del trading dal 2017. Dopo aver testato personalmente oltre 100 piattaforme di trading, ha fondato il dipartimento editoriale di lecriptovalute.org con l'obiettivo di fare chiarezza in un settore spesso poco trasparente.
La sua profonda conoscenza delle dinamiche di esecuzione degli ordini e delle politiche di prelievo dei broker lo rende una voce autorevole per chi cerca affidabilità nel trading online. Oltre all'analisi delle piattaforme, si occupa di divulgazione sulle strategie di money management e sulla psicologia del trading.
Avevo investito nel 2016 però ci sono stati delle difficoltà con persone che investivano I miei bicoint sto per recuperare I miei soldi ,vorrei anche rivestire una parte ma come faccio a fidarmi.
Avviso di rischio: I CFD sono strumenti complessi e presentano un rischio significativo di perdere denaro rapidamente a causa della leva finanziaria. Il 55-67% dei conti degli investitori al dettaglio subisce perdite monetarie in seguito a negoziazione in CFD. Valuti se comprende il funzionamento dei CFD e se può permettersi di correre questo alto rischio di perdere denaro.
Una risposta
Avevo investito nel 2016 però ci sono stati delle difficoltà con persone che investivano I miei bicoint sto per recuperare I miei soldi ,vorrei anche rivestire una parte ma come faccio a fidarmi.