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Tasse Bitcoin [2020] Come pagare tasse in Italia sui guadagni Bitcoin

Bitcoin e tasse in Italia tassazione criptovalute

Stai facendo compravendita e trading di Bitcoin? Allora devi conoscere tutto quello che c'è da sapere sulle tasse Bitcoin in Italia.

 

Il rapporto tra il Bitcoin e tassazione in Italia come funziona?

 

Come pagare le tasse all'agenzia delle Entrate aggiornamento 2020 se possiedo Bitcoin e criptovalute? 

 

Le criptovalute sono l'asset più popolare è più ricercato in questo periodo.

 

Bisogna quindi affrontare il tema della tassazione e come destreggiarsi con la dichiarazione dei redditi se si hanno profitti con i Bitcoin e con qualsiasi criptovaluta.

 

In verità le cose non sono ancora chiare, ma qualcosa si sta muovendo in modo che i rapporti tra Bitcoin e Agenzia delle Entrate Italiana siano il più chiari e trasparenti possibili.

 

Andiamo a vedere cosa ne pensa chi gestisce la riscossione delle tasse in Italia sulle criptovalute.

 

Aggiornamento 2020 (in fondo all'articolo) con un video aggiornato su come compilare il quadro RW nella dichiarazione dei redditi.

 

 

In questo articolo abbiamo già parlato di cosa sono le Criptovalute e i Bitcoin, ma è sempre meglio darci una letta per approfondire i nuovi aggiornamenti dal mercato.

 

Ricordiamo che i Bitcoin sono una valuta elettronica introdotta nel non molto lontano 2009 e che nel giro di pochissimi anni hanno toccato dei valori incredibili.

 

Oggi il Bitcoin si avvicina ai 10.000 dollari, ma quanto vale in Euro considerando che la moneta europea si sta apprezzando sul dollaro?

 

Qui puoi vedere in tempo reale quanto vale un Bitcoin in euro >>

 

La quotazione del bitcoin non è controllata da un istituto o ente di tipo bancario, ma è direttamente la domanda e l'offerta che creano il movimento di prezzo, dato che la quantità in circolazione è fissa e non c'è inflazione al momento.

 

In questa guida parleremo di 2 differenti approcci al Bitcoin e tasse in Italia:

 

  • la prima riguarda il privato cittadino che compra e vende criptovalute per conto personale
  • la seconda che riguarda la partita IVA che invece riceve i Bitcoin come corrispettivo di un servizio o bene offerto alla clientela.

 

Iniziamo a parlare della dichiarazione delle tasse di una persona fisica non titolare di partita IVA.

 

 

 

 

Per fare riferimento alla tassazione sul Bitcoin dobbiamo fare un passo indietro nel 2016 e precisamente dobbiamo parlare della risoluzione 72/E del 2 settembre 2016.

 

Qui il link al sito web dell'Agenzia delle Entrate dove potrai avere accesso al file PDF >>

 

Colpisce in particolare modo il passaggio in cui l'Agenzia delle entrate spiega che tutte le persone fisiche che non fanno compravendita di Bitcoin per mezzo di una società e che lo utilizzano solo come mezzo di pagamento, non sarebbero oggetto di tassazione, perchè non genererebbero redditi imponibili.

 

Ma allora quanti Bitcoin si possono cambiare o comprare e vendere per non incorrere nell'interpretazione di attività speculativa?

 

Per evitare la tassazione di importi non significativi sono escluse dal calcolo dell'imponibile tutte le plusvalenze qualora la giacenza di tali valute sia inferiore ai 51.645,69 euro per ameno sette giorni lavorativi continuativi.

 

Questo discorso non solo vale per le criptovalute, ma anche per il Forex in generale e nello specifico: Ai sensi dell’art 67, comma 1 lett. c-ter e comma 1-ter TUIR, la tassazione delle plusvalenze realizzate a fronte di prelievi di valuta è dovuta solo a condizione che, nell’anno solare, la giacenza complessiva di tutti i depositi e conti correnti in valuta sia superiore a 51.645,69 euro per almeno 7 giorni lavorativi continui, utilizzando per il calcolo della giacenza il cambio vigente all’inizio del periodo di riferimento cioè al 1° gennaio facendo riferimento alla circolare ministeriale n. 165 del 24.6.1998.

 

Quando si fa il calcolo della giacenza complessiva devi considerare la somma di tutte le criptovalute possedute con tutti i diversi intermediari o borse che con i quali si gestisce la compravendita.

 

In buona sostanza resta valida ancora la legge del TUIR che classifica i proventi Forex, cioè la compravendita di valuta estera, come redditi diversi, ma con un limite di poco più di 51 mila euro in un periodo fisso di una settimana.

 

Quindi le persone fisiche che usano il Bitcoin solo come mezzo di pagamento o vogliono fare speculazione con piccoli importi, non sarebbero oggetto di dichiarazione fiscale, mancando la finalità speculativa.

 

Questo spiega anche il fatto che gli intermediari quindi non sono obbligati a svolgere la funzione di sostituto di imposta sulla compravendita di Bitcoin.

 

Ovviamente la materia fiscale è in continuo divenire e ti suggeriamo sempre di fare riferimento al tuo commercialista o CAAF di riferimento per fare la redazione della dichiarazione dei redditi in formato corretto.

 

Se avessi opinioni o commenti su questa guida, ti preghiamo di aggiungere qualsiasi commento in fondo alla guida in modo da aiutare tutti nel risolvere questo eterno dilemma della dichiarazione dei redditi e Bitcoin e criptovalute.

 

Tutti attendiamo un intervento dell'Agenzia delle Entrate su questo argomento proprio per configurare un'opportuna eccezione in modo da non ricadere in una zona grigia dove si possa commettere degli errori e magari ricevere delle multe salate.

 

Noi ti consigliamo sempre di fare riferimento per la compravendita di Bitcoin ad un broker regolamentato che ti possa inviare a fine anno solare un report dettagliato dei profitti eseguiti in modo da portarlo poi al proprio consulente fiscale.

 

Ti ricordo che i redditi diversi di natura finanziaria sono tassati con l'aliquota fissa del 26%. Infatti a questo riferimento si può leggere l'interevento del Dott. commercialista Stefano Carpaccioli che nella rivista del Sole 24ore chiamata Econopoly che puoi leggere qui interessante articolo apparso su Econopoly del settembre 2016, arriva alle stesse nostre medesime conclusioni: Il bitcoin non è una valuta estera, perchè non c'è organo di riferimento o ente che rilasci o stampi la criptomoneta, ma è un mezzo di pagamento.

 

Quindi le plusvalenze o profitti fatti con le criptovalute e con il Bitcoin dovrebbero essere assoggettati come proventi di natura finanziaria diversi e quindi come i titoli non rappresentativi di merce, essere assoggettati all'aliquota unica finanziaria.

 

La stessa aliquota che paghi in buona sostanza, sugli interessi maturati sul tuo conto corrente.

 

Per operare in modo corretto e senza incorrere in brutte sorprese, ti invitiamo a fare riferimento alla guida su come comprare e vendere Bitcoin con IQ Option qui >>

 

 

 

 

bitcoin e tasse societa iva irap ires

Andiamo a vedere come si deve considerare il bitcoin e tasse in Italian quando si fa compravendita di Bitcoin e criptovalute con una società o partita IVA.

 

Il BItocin e tasse devono essere considerate nel caso fatte da persone fisiche titolari di partita IVA e società, tramite sempre la risoluzione dell’Agenzia delle Entrate numero 72/E del 2 settembre 2016.

 

In questo documento si è perlato di come inquadrare la compravendita di Bitcoin e criptovalute ai fini delle imposte dirette IRES e IRAP e IVA e agli adempimenti in qualità di sostituto di imposta.

 

Qui sotto la risoluzione dell'Agenzia delle Entrate in formato PDF scaricabile gratis.

 

Download
Bitcoin e tasse: Risoluzione n.72 del 2 settembre 2016 lecriptovalute PDF
Interpello ai sensi dell’art. 11, legge 27 luglio 2000, n. 212. Trattamento fiscale applicabile alle società che svolgono attività di servizi relativi a monete virtuali. Estratto PDF integrale
Bitcoin_tasse_risoluzione_n._72_del_02_s
Documento Adobe Acrobat 333.2 KB

Come funziona per una società o partita IVA, il trattamento IVA delle operazioni di compravendita di bitcoin?

 

In materia di trattamento dell'IVA italiana e della VAT in territorio europeo, dobbiamo fare riferimento alla sentenza della Corte Europea in materia di IVA.

 

In questo parere la Corte Europea ha detto che quando una società riceve dei Bitcoin e li deve cambiare in valute FIAT, tradizionali come l'euro, lo fa a titolo oneroso.

 

In particolare di fa riferimento alla direttiva 2006/112/CE e in particolare all'articolo 135 paragrafo 1 lettera E, che parla di come trattare le operazioni relative a divise, banconote con valore liberatorio.

 

Mentre se tali transazioni sono considerate solo come mezzo di pagamento, allora tali transazioni sono prestazioni di servizi esenti IVA come riporta l'articolo 10 al primo comma numero 3 del d.P.R. del 26 ottobre 1972 numero 633.

 

 

 

 

Quando si parla di Bitcoin e tasse dobbiamo oltre che parlare di IVA, anche della tassazione diretta, cioè alla dichiarazione dei profitti e costi che scaturisce dall'attività di intermediazione per l'acquisto e la vendita delle criptovalute e del Bitcoin.

 

Quindi facendo sempre riferimento alla legge 72/E/2016 dell'Agenzia delle Entrate italiana abbiamo che: quando un cliente vuole acquistare Bitcoin, egli versa valuta tradizionale nelle casse della società e quest'ultima immette nel borsellino o wallet del cliente la corrispondente somma di Bitcoin o criptovalute quando un cliente vuole vendere Bitcoin, la società preleva la criptomoneta dal wallet borsellino del cliente e una volta terminata la vendita, versa sul conto del cliente la somma corrispondente in valuta tradizionale FIAT.

 

Quindi in guadagno o la perdita della società è in buona sostanza la differenza di denaro tra quanto dato al cliente quanto speso dalla società per comprare Bitcoin oppure quanto incassato dalla società per la vendita di Bitcoin e poi versato al cliente.

 

La commissione della società per la compravendita è soggetta a tassazione e ascrivibile a ricavi o costi nel bilancio per il calcolo della materia imponibile soggetta a tassazione ordinaria IRES e IRAP.

 

Aggiornamento da parte del http://www.mef.gov.it/ufficio-stampa/comunicati/2018/comunicato_0022.html con il quale si apre una consultazione in materia di criptovalute.

 

Si fa riferimento anche al fatto che:

 

... si prevede per chiunque sia interessato a svolgere sul territorio italiano l’attività di prestatore di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale, l’obbligo di comunicazione al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Riprendendo la definizione introdotta dal decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90, il provvedimento in consultazione chiarisce che la valuta virtuale seppur “utilizzata come mezzo di scambio per l’acquisto di beni e servizi” (…) “non è emessa da una banca centrale o da un’autorità pubblica, non è necessariamente collegata a una valuta avente corso legale”.

 

 

 

È stata presa una posizione da parte dell'agenzia delle entrate nell'interpello 956-39 / 2018.

 

Secondo questo interpello, il Bitcoin da oggi entrerà nel modello RW delle dichiarazioni dei redditi: in questo caso, il trattamento fiscale delle criptovalute verrà inserito nella dichiarazione delle imposte del governo italiano.

 

Ovviamente sappiamo che la tassazione delle plusvalenze è una tassa da inserire nella dichiarazione dei redditi, ma non vi è alcuna responsabilità IVAFE.

 

Questi sono i punti chiave della nuova normativa 956-39 / 2018, rilasciato dall'Agenzia delle entrate direttamente dopo una domanda effettuata da una persona a gennaio 2018.

 

Qui puoi leggere l'articolo che ne parla del Sole24ore >>

 

 

La domanda è stata fatta da un lavoratore frontaliero che lavora in Svizzera e che ha acquistato i bitcoin da una borsa estera nel 2013 e li ha inseriti nel suo portafoglio privato. 

 

Nel 2017, tuttavia, il contribuente ha utilizzato parte di quei bitcoin per comprare 3 chilogrammi di oro da investimento da intermediari stranieri. 

 

Ciò ha permesso l'acquisto di oro direttamente attraverso bitcoin, che sono stati successivamente depositati sempre all'estero. 

 

L'interpretazione del contribuente era che la vendita di bitcoin non sarebbe tassata se si compra poi dell'oro.

 

Secondo l'agenzia delle entrate, il bitcoin è un tipo di valuta virtuale, un'alternativa alla valuta tradizionale. 

 

Le transazioni tra valute virtuali si basano sul principio dell'accettazione volontaria degli operatori privati. 

 

Questa sarebbe una posizione coerente con il concetto di antiriciclaggio. Infatti, conferma che le valute virtuali sono mezzi di pagamento alternativi agli strumenti tradizionalmente utilizzati nello scambio di beni e servizi. 

 

Ci sono due casi.

 

Come abbiamo già spiegato, ci può essere una società che possiede delle cryptovalute e la situazione di un cittadino che le utilizza come valuta alternativa.

 

Il primo svolge le attività di intermediazione con le valute tradizionali e bitcoin e lo esegue professionalmente e regolarmente. Tali importi si devono essere sottomessi alla tassa IRES, IVA e IRAP, oltre agli obblighi di dovuta diligenza del cliente, nonché alla registrazione e alla segnalazione di specifiche leggi sul riciclaggio di denaro.

 

Tuttavia, gli individui che possiedono i Bitcoin (o altre valute virtuali) come valute alternative, allora l'esecuzione di tali attività al di fuori dell'azienda deve seguire i principi generali delle operazioni valutarie tradizionali. In questo caso, dobbiamo prestare attenzione a:

 

  • Tutte le cessioni a pronti di criptovalute, ovvero quelle che hanno come oggetto le transazioni in cui si ha lo scambio immediato di una valuta contro una valuta differente, danno origine a un reddito diverso, soprattutto nel caso in cui la valuta ceduta derivi da prelievi da portafogli elettronici (wallet), per i quali la giacenza media superi un controvalore pari a euro 51.645,69 e che tale rimanga per almeno 7 giorni lavorativi continui nel periodo d’imposta. Questo è stabilito ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera c-ter, del TUIR. Pertanto, ai fini della eventuale tassazione del reddito diverso, si deve prestare attenzione alla verifica della conversione di bitcoin con altra valuta virtuale (oppure da valute virtuali in euro) che potrebbe avvenire per effetto di una cessione a termine o invece se la giacenza media del wallet abbia superato il controvalore in euro di 51.645,69 per almeno 7 giorni lavorativi continui nel periodo d’imposta.
  • Le operazioni su derivati nel mercato FOREX e con i contratti (CFD) aventi oggetto le valute virtuali, costituiscono redditi diversi, secondo anche quanto disposto ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera c-quater, del TUIR. Questo reddito, sia esso ottenuto da un soggetto non legato alla realizzazione di attività commerciali, oggi deve essere segnalato come reddito finanziario secondo QUADRO RT Plusvalenze di natura finanziaria e quindi sono soggetti alla imposta sostitutiva del 26%.

 

Monitoraggio fiscale

Secondo le disposizioni dell'Agenzia delle entrate, i contribuenti che possiedono all'estero delle attività, tra cui anche le criptovalute, devono presentare il quadro RW della dichiarazione dei redditi ai sensi del decreto legge n. 167 del 1990

 

Per quanto riguarda le disposizioni, l'agenzia delle entrate dice anche che anche:

 

 

<< l’Amministrazione finanziaria, applicando i principi generali sulle valute tradizionali e le disposizioni in materia di antiriciclaggio, ritiene che le valute virtuali devono essere oggetto di comunicazione attraverso il citato quadro RW, indicando alla colonna 3 (“codice individuazione bene”) il codice 14 – “Altre attività estere di natura finanziaria”. Si deve anche considerare il fatto che nella dichiarazione il possessore di bitcoin dovrà indicare un controvalore in euro alla data del 31 dicembre del periodo di riferimento, per il primo anno di detenzione tale valore sarà determinato al cambio indicato a tale data sul sito dove il contribuente ha acquistato la valuta virtuale. Invece per gli anni a venire, il contribuente dovrà indicare il controvalore detenuto alla fine di ciascun anno o alla data di vendita nel caso di valuta virtuale vendute in corso d’anno. >>

 

E secondo le ultime disposizioni, sembra che in capo al possessore di valute virtuali non sorgono obblighi di pagamento dell’imposta sul valore dei prodotti finanziari che sono detenuti all’estero (IVAFE), in quanto tale imposta si applica ai depositi e conti correnti esclusivamente di natura bancaria.

 

Ti suggeriamo comunque di chiedere al tuo consulente fiscale e confermarci che queste disposizioni siano ancora valide.

 

 

 

 

Credits Avv. Carlo Alberto Micheli

 

 

 

 

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E lascia un commento sulle tue esperienze con il Bitcoin e tasse qui sotto nei commenti.

 

 

 

 

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Commenti: 1
  • #1

    Luigi (lunedì, 30 dicembre 2019 04:55)

    Scusami ma credo che tu abbia frainteso alcune cose.
    Intanto se sei un privato NON HAI L'OBBLIGO DI DICHIARARE LE TUE CRYPTO. Te lo scrivo a caratteri cubitali perchè la normativa su questa cosa ha definito chiaramente che non essendo il privato un detentore di una P.IVA che si occupa di speculazioni finanziarie, non è tenuto a compilare RW se non in caso di plusvalenze superiori ai 51.600eur.

    Adesso entriamo anche nella definizione di PLUSVALENZA. La Plusvalenza avviene solo quando una persona vende qualcosa ricavando moneta nazionale quantificabile e qualificabile per la determinazione di una adeguata tassazione.

    Mi spiego ANCORA meglio, io ho comprato 1 titolo azionario a 10eur , durante l'anno il suo valore è cresciuto a 1.000.000 eur, la plusvalenza si determina solo in caso di VENDITA e non di detenzione, quindi finchè non vendo non sono tenuto a pagare il 26% su 999.980eur.

    Questo avviene proprio sulla base di un titolo fluttuante -valore che cambia nel tempo-.

    Se dovessero chiederti, a che prezzo del 2019 dobbiamo tassare il Bitcoin, tu stesso resteresti basito dalla domanda dato che nel 2019 ha assunto valori tra i 5000$ e i 15000$ e di certo non puoi fare una media semplice o ponderata!

    Se compro una crypto a 10eur e oggi vale 1.000.000 e NON VENDO, non sono tenuto a dichiarare plusvalenze perchè NON CI SONO!

    Infatti le aziende sono tenute a dichiarare le loro crypto non per pagarci sopra le tasse ma solo per permettere all'agenzia delle entrate di effettuare controlli su future liquidità.

    Questo vale anche per le aziende!! Le aziende sono tenute a tassare SOLO I GUADAGNI E NON LE DIFFERENZE IPOTETICHE e sempre sopra i 51.600eur.

    Già ti vedo a inserire nel quadro RW 15.000dollari a BTC e a far pagare tasse senza motivo ai detentori, ma vai vai.

    E cmq se siete laureati in giurisprudenza, fate gli avvocati! Non i commercialisti.